contenitore spazio/temporale personalizzato
Sono le 4. Io mi sveglio di soprassalto e decido di andare a fare colazione... esco di casa e in mezzo alla strada davanti a casa mia per tutta la lunghezza della strada sono disposte delle piccole bancarelle piene zeppe di cd e vinili... la ditta che organizza il tutto si chiama "NAPISTAR". in preda all'entusiasmo più sfrenato cerco le cose più disparate ma quando le trovo non le voglio più comprare... così mi accontento di un doppio vinile bianco della colonna sonora di Kill Bill Vol.1 che pago uno sproposito (37 €). la commessa ci prova clamorosamente con me, mettendomi la lingua in bocca mentre mi stampa lo scontrino... non ha il viso di nessuna che ricordi. proseguo verso il bar vicino a casa e un commesso mi segue urlandomi che ci sono gli sconti del 70% dalle 5 alle 6 di questa mattina, ma io sono rimasto con 15 euri che vogliono dire colazione e sigarette. al che il tipo si denuda e comincia a pisciarmi addosso... io lo insulto e me ne vado. la sua urina sui miei vestiti odora stranamente di cloro. cambio scena, torno dal bar, imbocco la mia via e tutto a un tratto vedo che i commessi mettono i dischi e i vinili dentro ad enormi bare bianche trasparenti dove dentro ad ognuno c'è il volto di un "rocker" morto del passato... si stanno preparando ad andare via quando john cage (sì, lui!) si sveglia dal suo sonno eterno e mi saluta dicendomi "tu sì che sei uno sperimentatore altro che io in vita..." sorrido. apro la porta di casa, una luce bianca mi offusca la vista.
mi sveglio.
Cuori affranti, per metà costernati, atrofizzati dentro un cumulo di macerie in disordine...
ti ho visto piangere e soffrire, l'impotenza cadeva dalle mie mani e si riversava tenue in mezzo a mille abbracci...
ho raccolto il momento e l'ho nascosto fra le dita come un gioco magico, l'ho preso e ribaltato e rispettato per quel che era... un pezzo di infinito lasciato su uno scaffale del cuore.
mi spiace che ci sia tutta questa confusione. la testa non è libera, il cuore non ha ali, gli occhi sono lucidi e sterili, la visione va fomentata.
passerà anche questo momento senza pallore, passerà questo quarto di luna come passa il dolore e sarà un riconsegnare le chiavi nelle mani del fato, riabbracciare le proprie ali per farsi stupire ancora.
vedrai, tornerà anche la luce e sarà ancora meravigliosa...
La dimensione delle cose sfuma nella distanza e prende forme concise di nuvole e aria, di spazio colorato che svaria fra una tonalità calda ed una fredda, come una diapositiva vista da troppo vicino o da molto lontano.
Una nebulosa di tedio invade lo spazio e ci sedimenta sopra in attesa di essere raffermata, compresa e deglutita per quello che è.
Forme nuove come vocalizzi suadenti si materializzano nell'assenza di stimolo e tutto va alla deriva proprio come una discarica a pieno regime, una centrifuga a lieve annesso e forte mandata.
Brezza di vento e rivoli di pioggia scendono dal viso e si confondono con le lacrime calde che sgorgano senza un ma e senza un che, ma fuori piove e non c'è luce che abbia forza necessaria a trapassare il ticchettio ozioso e ondulante, a rimescolare carte già sbiadite e consumate.
You have driven all nite, you have scored all rights.
Primule violacee davanti agli occhi, occhi che non rispondono alla stimolazione, labbra chiuse a doppia mandata per non suscitare reazione, pensieri come reticolati autoindulgenti.
Fuori non piove più.
Dentro c'è nebbia.
Dipingere un cuore è come riempirlo dell'aroma di 1000 margherite gialle, come sorvolare per un attimo uno spazio cristallizzato di porpora e velluto, come respirare per pochi infiniti secondi l'aria ambrata di una cima di montagna innevata.
ho lasciato per molto tempo che le cose mi sfuggissero di mano, ho tramontato un'alba dietro i resti del mio cuore affranto nell'attesa di un giorno in cui non essere troppo in anticipo o troppo in ritardo, ho travasato litri e litri di candido sangue nell'attesa di un embolo paralizzante e magnifico, ho rivestito le pareti di cavalli di pezza, di stoviglie di carta, di immagini tridimensionali.
investo forza e pensiero in un'aurora lontana, nella speranza che il giorno a venire sia lucente e di splendore raro... lascio ai classici della letteratura l'indolenza e la sofferenza per un attimo e ricopro di cenere dorata il mio capo inerte nel tentativo flebile e sottile di disegnarmi un sorriso sul volto.
merito una svolta e un compagno di giochi,
una pietra, una mira e la forza di scagliare,
un rincorrere i passi ed essere in tempo per fare e dire, e pensare e riflettere, e ridere sul pensiero fatto, ed esternare i percorsi neurali intrapresi.
ho mille occhi e tutti guardano con parsimonioso affetto l'oggetto del mio desistere.
lacrime di rugiada, per un pezzo di vita da narrarsi in attesa che faccia luce...
Per tutte le parole dolci,
per ogni proverbio o modo di dire detto alla fine di ogni frase,
per ogni pirito chi iettasti inavvertitamente,
per ogni volta che ti sei presa cura delle tue piante dandole dei nomi,
per tutti gli abbracci,
per gli sputazzi dal balcone,
per i racconti di una vita passata senza freni,
per ogni volta che hai detto "gesù",
per ogni volta che hai scaldato il nostro cuore con minestra e parmigiano,
per tutte le granite che ho mangiato mentre mi prendevi in giro.
Perchè il tuo riposo sia lieto,
perchè la tua anima risplenda in eterno,
perchè tu trasmetta la tua forza e voglia di vivere a zia Silvana,
perchè la rabbia finisca.
Addio cara N.