contenitore spazio/temporale personalizzato
I need a lover with soul power
and you ain't got no soul power...
"you can do what you want to, whenever you want to"...
sembra un'eco così ancestrale...
ma voglio crederci ancora.
è troppo giorno per scrivere qualcosa di sensato
c'è troppa luce intorno a distrarre i sensi...
l'alba è stata una stupida amante con cui era meglio non flirtare
nel suo roseo nauseabondo manto di brillantezza evanescente;
ti stordisce a tradimento
lenta come una purulenta troia
passivo/aggressiva come una disforica emozione.
il giorno tradisce l'oscura aspettativa
di un flusso di gesta a venire
di un cumulo di idiozie da incasellare l'una a fianco all'altra
per creare un nuovo percorso quotidiano non melenso
uno step-by-step pregno di genuinità.
idee che svolazzano quiete e distanti
come provocanti sensazioni in lento dipanarsi
sterili residui di un succo già spremuto fin troppo
gentili concessioni di un animo prosciugato
"il cazzo di grande niente"
una parabola per cuori nostalgici e asfittici
luci basse
come spettrali e turgide escrescenze
riflettono languori sulfurei impantanati sotto una superficie di corrosione emotiva
ammaliano dentro costipate spirali di neuroni in disuso
e azzerano i contenuti come massi gettati su un fuoco vivo
dentro
il magma implode
come a discernere ciò che deve da ciò che è giusto
come a scavare su un terreno pieno di cianfrusaglie innocue e vane
languori chiaroscurali avanzano nella folla
di un concerto di mani ad agitarsi
di affanni vaporosi a rendersi viscere per coprire ed immacolare
lentiggini di vacui pensieri fuggenti
sopra
un cielo risplende di ambra e terra di siena
vapori che dialogano
nel roteare lontano di aironi persi
in mezzo
c'è un abbraccio leggero buttato alle stelle
è un candore irrisolto,
un manto di inedia a coprire il volto
stati d'animo liquidi
lenti
in decomposizione
come automi sterili alla deriva
come allodole perse bloccate in una direzione furtiva
scendono glaciali
come ombre addosso ad un cono di luce tiepido
come un grosso masso d'ambra inerme nel proprio sussistere.
si spengono lauti imbarazzi di piacere
svaniscono grandi sorrisi e convenevoli
sfumano inorriditi nuovi paesaggi da manifestare
il gelido abbraccio dell'alba
è una carezza vana
un affetto senza tetto
un inutile viavai di caracollanti minuzie di passione spenta prima d'infiammarsi
stanco
obliquo
spossato
rimugino sulla lascivia di questa brezza
godendomi questa stupida sensazione che sa di nulla e di pece
di nulla
e di pece...
...ad abbagliarmi con un sorriso
ad aprirmi la strada sventolando una vita di stoffa a drappeggi e gonne sfavillanti
ad incutermi il timore delle cose che non si vedono e a spiegarmi come si fa a stare tranquilli
a risolvere un vuoto che mi porto appresso da molti anni come una lumaca col suo guscio
ad espellere tossine da questa mente che non ne vuole sapere di respirare salubre, di recitare dal vero
e invece sei un velo che porto addosso con tanta speranza
sei un risvolto di un affanno che tengo lievemente fra le dita
sei uno scorcio di tramonto che immagino con occhi vitrei
sei un parafulmine di invidie e parapendii spediti verso l'orizzonte
sei un magma in piena che non vuole bruciare ma avvolgere
sei un telo disfatto davanti ad un picnic fra le nuvole ancora da erigere
con cotanto fiato rigetto parole troppo pesanti per essere pensate, troppo inusitate per essere dette, troppo stupide per essere utili. con oblio avvolgo questa fuliggine sopra il mio capo e c'inciprio le stelle in attesa che qualcosa cada da lassù, come un regalo mandatomi, come un messaggio meritato...